| LUI | Ve lo dico di tutto cuore: forse l’amore non c’entra niente... |
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| LEI | Ma io comincio ad esser diffidente. Tu sei bello, un po’ dio, un po’ demonio, interessato a tutto ciò che mi circonda. Soprattutto al mio patrimonio, a cui non smetti mai di far la ronda. |
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| LUI | Non dimentico le cene a lume di candela... | ||
| LEI | Quando tu facevi il tonto mentre io pagavo il conto. |
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| LUI | Ti ricordi a Milano, guardandomi negli occhi, mano nella mano? |
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| LEI | Mi dicesti che tu con me ti sentivi in debito, e piano piano mi sfilavi la carta di credito. E il Rolex d’oro che mi facesti comprare a Venezia... |
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| LUI | ...per quella mia cugina lunga e bionda che si chiamava Lucrezia. |
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| LEI | E in laguna, senza remora alcuna, mentre mi porgevi una caramella, dicevi a lei che ero tua sorella. Qualche dubbio mi è venuto ad Assisi. |
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| LUI | Quante carezze, che bei sorrisi... | ||
| LEI | Mi dicesti: «Sarebbe bello se ti spogliassi di tutto come fece il Poverello.» Scoprii sul tuo diario che saresti stato tu l’unico beneficiario. Ora, un po’ confusa e molto stanca, voglio togliere la tua firma dal mio conto in banca. Così, alla buon’ora, tu mi ameresti ancora? |
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| LUI | Per carità! Io sto male se anche sul conto in banca non ho la fiducia totale. |